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Talent Manager aiuta i candidati a trovare il lavoro ideale

18 giugno 2013

Talent Manager, portale di ricerca lavoro rivolto al settore impiegatizio, offre ai propri iscritti un Workshop gratuito dedicato a chi cerca lavoro.

Il Workshop è organizzato in collaborazione con il Business Awareness Institute (BAI) e ha l’obiettivo di fornire strumenti pratici ed efficaci per trovare il lavoro ideale.

Talent Manager potenzia così la propria funzione sociale e offre ai candidati un valido supporto per trovare il lavoro ideale.

Oggi sempre più persone, infatti, stanno cercando lavoro, ma troppo spesso non lo cercano nel modo giusto. Questo comporta un alto tasso di insuccessi che a lungo andare scoraggia l’individuo.

In questo contesto Talent Manager sceglie di formare i candidati per aiutarli a individuare gli annunci di lavoro giusti, a proporsi nel modo migliore, ad allineare vocazione, talenti e competenze e a migliorare il benessere sociale ed economico.

Il Workshop ha una durata di 4 ore, si svolgerà il 10 luglio 2013 a Milano e sono 200 i posti totali disponibili. Le iscrizioni verranno chiuse a fine giugno.

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Outplacement per manager: le origini, le associazioni di riferimento, come funziona, i costi

12 giugno 2013

 

Donna Manager si ripropone sul mercato del lavoro

 

Il termine outplacement, che tradotto letteralmente significa “collocare al di fuori”, si riferisce al ricollocamento offerto a quei manager aziendali che per esubero, dovendo rimanere appunto “fuori” dall’azienda, hanno la possibilità di essere guidati e consigliati per riproporsi sul mercato del lavoro e di essere assunti presso altre imprese o enti, tramite soluzioni personalizzate (outplacement individuale) o analisi e percorsi di gruppo (outplacement collettivo).

 

Ad oggi, in Italia l’outplacement è considerato ancora un servizio innovativo ma, complice la crisi economica, nel 2009 il mercato del lavoro è stato oggetto di una riforma che si prefigge di assicurare maggiore flessibilità ai manager in uscita da un’azienda e le società di outplacement  hanno visto aumentare il proprio fatturato del 30% rispetto agli anni precedenti. Tale crescita si è arrestata nel 2011, a causa di mancanza di incentivi economici alle imprese da parte dello Stato e di una sempre minore liquidità a disposizione dei privati.

Ma la validità di questo strumento rimane elevata ed offre ancora importanti opportunità da cogliere.

 

Le origini.

 

Questo tipo di servizio nasce negli Stati Uniti negli anni Sessanta quando, al termine del progetto Apollo, la Nasa si pone il problema di dover e voler ricollocare il proprio personale, giunto oramai alla fine della missione lavorativa.

Si pensa, quindi, di inserire l’outplacement tra i benefit previsti nel trattamento di fine rapporto, garantendo all’azienda la possibilità di poter ridurre il costo del personale e al lavoratore la tranquillità psicologica di poter essere assistito e aiutato nella ricollocazione professionale presso altre realtà.

In Italia, questo tipo di servizio arriva negli anni Ottanta, grazie all’AISO, l’Associazione Italiana Società di Outplacement, formata da professionisti e consulenti esperti in materia di transizione di carriera, sviluppo professionale e gestione delle risorse umane.

L’obiettivo che si prefigge e persegue ancora oggi è quello di valorizzare l’immagine del professionista, proporlo in modo mirato alle imprese interessate e assicurargli una ricollocazione sul mercato nel minor tempo possibile.

 

Le associazioni di riferimento.

 

L’Aiso nasce nel 1998 e raggruppa tutte le Agenzie del Lavoro aderenti, che si occupano di outplacement e career counseling. Collabora direttamente con il Ministero del Lavoro e gli enti per l’impiego previsti dalla legge Biagi. Ha uno Statuto che fissa e impone standard di adeguamento molto rigorosi, che tutte le agenzie preposte si impegnano a rispettare per garantire i migliori risultati possibili nell’ambito di tale competenza.

Manageritalia è una Federazione che si prefigge di sostenere le figure manageriali di alto livello in tutto il loro percorso professionale, dalla contrattazione collettiva alle operazioni di outplacement, adottando un programma flessibile di ricollocazione che vede, da una parte, le aziende superare il concetto del manager “troppo caro” da assumere e, dall’altra, il dipendente che accetta deroghe ai minimi contrattuali della retribuzione e a volte contratti di lavoro a tempo determinato.

Un’altra importante associazione è la Federmanager, che sostiene dirigenti, professionisti e quadri apicali delle aziende operanti nel settore industriale.

Per quanto riguarda le società di outplacement, attualmente in Italia se ne contano all’incirca una decina; tra le più altamente specializzate nell’erogazione di tali servizi: Corium, Career Counseling, Fireplace Counsulting Italy, per citarne solo alcune. Un giro d’affari di circa 25 milioni di euro all’anno, con risultati conseguiti davvero brillanti: la media vede l’85% dei manager senza lavoro ricollocati in breve tempo.

 

Come funziona.

 

L’obbligo di ricorso all’outplacement da parte delle aziende in Italia non è previsto dalla legge. Ma alcuni contratti collettivi di lavoro, come ad esempio quello della Fendac e della Confcommercio o della Fndai e della Confapi, lo prevedono e la stessa Manageritalia assicura il servizio ai dirigenti iscritti, con condizioni vantaggiose.

Il datore di lavoro interessato si rivolge ad una società di outplacement, richiedendo un servizio di assistenza e consulenza da offrire al manager lavoratore nel caso in cui si trovi in esubero.

I vantaggi sono reciproci: l’azienda, in caso sia costretta a tagliare i costi del lavoro, può ridurre il personale con un accordo consensuale (meno traumatico di un licenziamento, a tutto vantaggio dell’immagine e del clima aziendale) e senza pagare le numerose mensilità previste per la buonuscita; il dipendente ha la garanzia di essere guidato e supportato da professionisti che lo aiuteranno a trovare un nuovo posto di lavoro, il che gioca un ruolo fondamentale anche da un punto di vista psicologico e di tranquillità emotiva.

Anche l’azienda che assume la risorsa gode dei benefici di una ricerca mirata, con notevole risparmio di tempo e denaro, tra profili altamente specializzati e talvolta di bonus in denaro come nel caso di “Reimpiego dei manager over 50”, iniziativa promossa e sostenuta nel 2011 da Italia Lavoro e con fondi erogati direttamente dal Ministero del Lavoro.

L’accordo di outplacement si stipula a inizio rapporto, tra datore di lavoro e società o direttamente tra azienda e dipendente. In caso di necessità, si ricorre a questo strumento, di solito a fine rapporto avvenuta ma può anche essere utilizzato prima o durante il preavviso di imminente risoluzione del rapporto.

Il dipendente si impegna a rispettare e seguire tutte le fasi del processo: la prima prevede innanzitutto un bilancio delle competenze da parte della società, una elaborazione di un nuovo curriculum e una ridefinizione del profilo professionale dell’interessato. La seconda fase prevede una vera e propria strategia di marketing, con ridefinizione degli obiettivi, finalizzati a promuovere la risorsa e a renderla idonea alle esigenze del mercato, eventualmente con l’ausilio di corsi di aggiornamento e formazione.

La terza fase è quella conclusiva, che vede il contatto con le aziende potenzialmente interessate e la presentazione del candidato scelto. L’affiancamento in questo percorso di riallocazione, è previsto per 24 mesi ma di prassi le società seguono la risorsa fino a reinserimento avvenuto, considerando comunque che tale periodo di transizione si attesta in media intorno ai sei mesi.

 

I costi.

 

Essendo quella dei dirigenti la categoria meno tutelata contro i licenziamenti individuali, regola vuole che l’azienda che procede al licenziamento paghi per intero il servizio di outplacement presso la società erogatrice o che al massimo presenti il dipendente a una o due di esse e si impegni a sostenere almeno la metà degli oneri dovuti ( l’altra parte viene di solito integrata dallo Stato, come avviene ad esempio in Francia, Germania, Svizzera, ma non ancora in Italia).

Tali costi ammontano all’incirca al 15% dello stipendio lordo annuo del manager, anche se in alcuni casi si riduce al 10%.

C’è inoltre un’altra possibilità a disposizione, ma solo per manager e quadri di altissimo livello e ai vertici della piramide aziendale, vale a dire quella di potersi proporre direttamente alle società di outplacement e autofinanziarsi, facendosi carico interamente dei costi da sostenere. Un investimento sul proprio futuro da non sottovalutare.

 

Natalia Piemontese

 

10 semplici passi per presentarsi ad un colloquio di lavoro

31 maggio 2013

 

 

Stai facendo centinaia di colloqui, ma nessuna azienda ti ha mai ricontattato? Stai perdendo ogni speranza di trovare il lavoro che hai sempre desiderato? Non gettare la spugna… Ti basta solo qualche piccolo accorgimento
facile e veloce, ma allo stesso tempo essenziale per presentarti al meglio al tuo colloquio di lavoro.

 

1 – Innanzi tutto è importante cercare qualche informazione maggiore rispetto all’azienda presso la quale si andrà a sostenere il colloquio. Conoscere la storia, il prodotto, gli obiettivi e la policy dell’azienda stessa è molto importante, perché ti aiuterà a destreggiarti tra le domande del responsabile HR con più consapevolezza e sicurezza.

 

2 – Vestiti in modo adeguato, perché, anche se il vestito non fa il monaco, la persona che ti intervisterà si farà un’idea di te nei primi 20 secondi e l’abbigliamento rappresenta sicuramente una delle caratteristiche più visibili a primo impatto. Porta con te una cartelletta portadocumenti, magari di pelle (molto businesslike), nella quale inserirai ordinatamente tutti i tuoi documenti: CV, lettere di referenze ed eventuali progetti che hai portato a termine durante le tue esperienze professionali pregresse.

 

3 – Arriva all’appuntamento con una decina di minuti in anticipo rispetto all’orario prefissato. La puntualità è un ottimo punto a tuo favore, ma mi raccomando non esagerare. Mezzora di anticipo è decisamente troppo. L’ufficio è un organismo vivente, con orari prefissati e agende molto strette; cambiare questi programmi potrebbe indisporre la persona che ti dovrà intervistare…

 

4 – Non presentarti mai ad un colloquio con una madre, un fidanzato o un amico. Potrà sembrare un consiglio banale, ma questo è uno sbaglio che molti, inconsapevolmente, commettono. Dimostrare di essere self-confident è una delle prime armi utili al successo, e presentarsi con un parente come cane da guardia non è proprio sintomo di maturità e indipendenza!

 

5 – Mantieni sempre il contatto visivo con la persona con la quale sosterrai il colloquio, sfoggia il tuo sorriso migliore e dimostra la tua cortesia e disponibilità senza mai apparire esagerato. Cerca di sembrare spontaneo, anche se avrai preparato a casa un piccolo discorso di presentazione.

 

6 – Dimostra come la tua esperienza e le tue capacità siano un valore aggiunto per l’azienda, e come le tue idee siano in linea con i loro obiettivi; le ricerche che avrai portato a termine in merito alla policy aziendale ti saranno molto d’aiuto in questa fase.

 

7 – Fai domande e commenti significativi, che lascino il segno, senza dimenticare che non devi mai interrompere la persona che ti sta intervistando. È importante apparire sicuro di sé e in grado di sviluppare argomentazioni in modo autonomo, ma allo stesso tempo è necessario mantenere i ruoli e dimostrarsi come una persona sensibile e attenta alle parole altrui.

 

8 – Chiedi quale è la risorsa ideale che l’azienda vuole inserire nel proprio staff e dimostra come le tue caratteristiche si sposino perfettamente con ciò che stanno cercando.

 

9 – Domanda quali sono gli step successivi della selezione e quali le tempistiche successive… Hai necessità di saperlo perché stai valutando altre proposte professionali.

 

10 – Ringrazia la persona con la quale hai sostenuto il colloquio e assicurati che abbia tutti i tuoi dati corretti, nel caso in cui volesse ricontattarti.

 

Gli errori che si possono commettere sono molti, soprattutto se consideriamo che il colloquio può essere una fonte inesauribile di stress. Bisogna cercare di mantenere la calma, mettere in luce i propri lati migliori, ma soprattutto essere positivi, anche in un periodo nel quale tutto sembra andare per il verso sbagliato. Se sorridi, la vita ti sorride!

 

Trova il lavoro che ami, riparti da te

22 maggio 2013

Quante persone possono onestamente dire: “amo il mio lavoro”? La soddisfazione nello svolgere il proprio lavoro non avviene per caso. La maggior parte delle persone che trovano il proprio impiego pieno di significato e soddisfacente hanno investito molto tempo nel cercare di scoprire che cosa volessero veramente fare.

Il concetto di un unico posto di lavoro per tutta la vita non è più sostenibile. Nel mondo del lavoro attuale, la sicurezza dell’impiego dipende fondamentalmente da quante esperienze di lavoro abbiamo acquisito, da quanto sia ricca la nostra lista di competenze e da quante conoscenze possiamo offrire ai nostri potenziali datori di lavoro.

Le prospettive di lavoro sono nel mondo di oggi tutt’altro che definite e definibili, caratterizzate molto spesso da frequenti cambiamenti che impongono ai professionisti di sviluppare competenze e conoscenze sempre più sofisticate, dare prova di flessibilità nei confronti di nuove sfide professionali, dimostrarsi disposti al cambiamento e soprattutto essere consapevoli della propria identità professionale in modo da potersi creare nuove opportunità nel mondo del lavoro. Questi concetti innovativi portano ad intraprendere un tipo di carriera personale, legata più all’individuo e meno all’organizzazione della quale si desidera entrare a far parte.

All’interno di questo contesto occupazionale, profondamente mutato rispetto a quello del passato, appare necessaria una svolta nel modo in cui l’individuo percepisce se stesso, come lavoratore, per prendere maggior controllo della propria carriera e della propria vita. Nella società di oggi, ciascuno di noi è responsabile del continuo apprendimento e sviluppo delle proprie competenze professionali e personali. 


Ecco allora che diventa imprescindibile affrontare un percorso di Career Coaching, che rappresenta un’opportunità per tutti coloro che desiderano valutare al meglio il proprio profilo professionale e affrontare il mondo del lavoro moderno con più consapevolezza. E’ un’occasione per trovare il primo impiego, per individuare un nuovo percorso di carriera, crescere professionalmente, o semplicemente diventare consapevoli del proprio ruolo professionale in relazione alle aspettative aziendali e personali. Si tratta di un percorso di scoperta e valorizzazione, di piena consapevolezza delle conoscenze, capacità e qualità che ci contraddistinguono di fronte alle sfide che il mercato di oggi ci impone.
Un percorso di Career Counseling fornisce metodi innovativi integrandoli alla tradizionale preparazione accademica e di orientamento alla ricerca del lavoro. Le tematiche di maggiore interesse vertono sui cambiamenti che il mercato del lavoro ha dovuto affrontare negli ultimi anni, sulle modalità di ricerca del proprio valore aggiunto rispetto ad una realtà aziendale già consolidata, sugli errori da evitare nel percorso di ricerca di un lavoro e sul reale valore che assume un buon CV.
I consigli dei migliori head hunter di tutto il mondo aiutano il professionista a riscoprire la propria identità per essere in grado di realizzarsi attraverso la carriera desiderata, perché oggi è molto più facile vivere una vita serena e trovare soddisfazione nel proprio lavoro quanto più le nostre scelte occupazionali corrispondono a valori, interessi, competenze e caratteristiche personali.
E allora, segui le parole di Confucio: “scegli il lavoro che ami e non lavorerai mai, neanche un giorno in tutta la tua vita”… Iscriviti al Workshop di Career Leadership Coaching, offerto da Talent Manager in collaborazione con Business Awareness Institute. Il corso si svolgerà a Milano e a Roma e avrà una durata di 4 ore. Ma affrettati, perché i posti sono limitati. 


Scopri di più sul Workshop di Career Leadership Coaching, cliccando qui

Quando si cerca lavoro, cosa fare dopo l’invio del cv e il colloquio?

30 aprile 2013

le cose da fare dopo il colloquioUn errore molto ricorrente tra chi è in cerca di nuova occupazione è quello di restare in attesa di una risposta dal proprio interlocutore. Succede quando si invia la candidatura e si attende (spesso invano) un contatto. O quando si fa il colloquio e si attende la fatidica telefonata con l’esito (che solitamente arriva solo se positivo…). Ebbene, bisogna ricordare che cercare lavoro è di per se un lavoro ed è un’attività molto simile a quella dell’agente di commercio. Chi è infatti colui che cerca occupazione se non un “venditore di se stesso”?

Ed un buon venditore sa che la peggior cosa che possa fare è inviare una sua presentazione e poi aspettare il contatto. Oppure incontrare il cliente e poi attendere fiducioso che esso lo ricontatti. I concorrenti lo farebbero a pezzi.

Per ogni offerta di lavoro proposta i candidati sono sempre moltissimi e solo i più audaci e propositivi ce la faranno. Nei paesi anglosassoni la tecnica di seguire il proprio iter di selezione è denominato “Follow Up”. In Italia questo sistema è invece quasi sempre ignorato dai candidati che sono per lo più orientati a restare in attesa.

Dopo aver inviato la candidatura è fondamentale cercare i migliori modi di contatto per poter informarsi in maniera discreta ma decisa circa la presa in considerazione del proprio CV. Possono essere molto utili i social network professionali, quale Linkedin. Fare una telefonata o inviare una email dopo la candidatura non può far che bene, dà l’idea di una persona che ci tiene sul serio, è motivata e si sa proporre. L’obiettivo è quello di ottenere il colloquio ed emergere tra le decine (a volte centinaia) di altre candidature.

E quando il colloquio è fatto? Come fare Follow Up? Sempre facendo attenzione a non apparire invadenti ecco alcuni punti da seguire per non restare ad aspettare:

  • prendere il biglietto da visita dell’interlocutore e non perderlo per nessun motivo;
  • finito il colloquio prendere alcuni appunti sui punti salienti del colloquio, per non dimenticare nulla negli incontri successivi (anche email e telefonici) e trovare spunti di aggancio per i successivi contatti;
  • inviare una email di ringraziamento lo stesso giorno o al massimo il giorno successivo, ribadendo il proprio interesse alla posizione e magari aggiungendo qualche punto che non si è trattato durante il colloquio (attenzione però a non dilungarsi troppo);
  • se segue risposta alla email, dare ancora un breve cenno. L’ideale sarebbe creare nel colloquio stesso degli “spunti” da approfondire e poi nella email scrivere qualcosa del tipo “ho approfondito quanto discusso tra noi nel colloquio e… etc…”;
  • controllare la posta elettronica più volte al giorno, magari usando uno smartphone sempre connesso. Sconsigliato rispondere dopo oltre 24 ore;
  • in caso di contatto successivo, anche telefonico, non mancare di sottolineare l’interesse verso l’azienda e di menzionare argomenti che non avete avuto modo di approfondire nel colloquio ma che vorresti certamente approfondire;
  • usare al meglio i social network per tenere i contatti. Curandosi di avere sempre il proprio profilo aggiornato e coerente. Non è sbagliato in una email di ringraziamento dare il proprio account Linkedin o chiedere di entrare in contatto.

In generale da tenere a mente: non perdere il contatto, non restare ad aspettare, usare comunque una modalità discreta e proficua, sempre attenzione a non apparire invadenti e fuori luogo. Ricorda inoltre di rileggere e controllare bene le email prima di spedirle, gli errori di grammatica e battitura in queste fasi non sono ammessi!

Buona fortuna a tutti.

Helena Hagan – Marco Fattizzo

Contenuto redatto in collaborazione con Bianco Lavoro

 

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