Testimonianza di un Manager in cerca di personale

Offerte di lavoroLeggo qualche giorno fa sui principali quotidiani:

“I ministri Gelmini, Meloni e Sacconi accusano i giovani italiani di “inattitudine all’umiltà”
ROMA – I giovani rischiano di andare in pensione con un’indennità da fame? I genitori la smettano di regalare auto ai figli laureati, e ai neodottori, offrano piuttosto il riscatto dei contributi relativi agli anni dell’università. Il corso di laurea intrapreso è sbagliato rispetto alle esigenze del mercato, il ragazzo non trova lavoro? Accetti un contratto d’apprendistato e impari un mestiere. Soprattutto, sia umile: i giovani italiani soffrono di “inattitudine all’umiltà”, afferma il ministro della Gioventù Giorgia Meloni (che però generosamente precisa che non bisogna mai generalizzare). Sono alcuni degli elementi del “Piano di azione per l’occupabilità dei giovani” presentato a Palazzo Chigi dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini e dal ministro Meloni….”

Mi incuriosisce molto questo argomento perché proprio in questo periodo sto effettuando delle selezioni per la mia società. Vogliamo costruire dei giovani venditori che si approccino al mercato con dinamismo e dedizione. Dopo tre settimane di colloqui, test e curricula tra i più disparati, mi sono resa conto che quello che per me doveva essere un facile compito, sta diventando una vera tortura.
Ho ricevuto 70 curricula spontanei e una decina di segnalazioni e da qui ho iniziato il mio lavoro arrivando oggi a constatare che:

  1. I giovani neolaureati non sanno quali prospettive possano esserci sul mercato del lavoro. Vogliono fare tutti marketing, contabilità, pubblicità… esiste invece un’ ampia gamma di posizioni diverse da quelle citate. E da qui sorgono le prime domande: le università e i professori italiani formano solo per far conoscere qualcosa di scritto sui libri o si impegnano a rendere i loro studenti anche dei lavoratori qualificati? I ragazzi sono curiosi, si impegnano a capire chi e cosa vogliono diventare o rimangono inermi ad aspettare che qualche proposta di lavoro piombi loro addosso? Secondo la mia esperienza si tratta di un mix di fattori: da un lato molti professori (spesso appartenenti ad una generazione troppo lontana dalle dinamiche del mondo del lavoro odierno) non ci pensano nemmeno a formare i loro studenti per farli diventare lavoratori, a volte sembra che basti sapere a memoria la storiella scritta sui libri! Dall’altro i ragazzi sono poco energici e con poca voglia di mettersi in gioco, stanno fermi a guardarsi intorno senza farsi troppe domande e senza ampliare le loro conoscenze sul mercato del lavoro. In fondo finché studiano e hanno ogni agio pagato dalle tasche di mamma e papà, perché dovrebbero preoccuparsi di capire qual è la loro strada?
  2. “I giovani neolaureati (e qui veniamo alla frase dei nostri ministri) peccano di mancanza di umiltà”, infatti pretendono da subito un contratto a tempo indeterminato senza avere alcuna esperienza e disdicono colloqui semplicemente  perché (pur non avendo un lavoro) ci devono pensare! Un colloquio fa comunque crescere quando si hanno 23/24 anni e offre le basi per poterne affrontare altri con una consapevolezza diversa, con più padronanza dei propri strumenti.
    Ditemi chi,della nostra generazione, tra i 30/40,  non ha accettato un contratto di stage o a progetto in aziende che poi li hanno premiati per il loro impegno e dedizione.

    Probabilmente, oggi come allora, vi sono anche aziende che non attuano questa politica, che dopo un misero stage non pagato non inseriscono cmq le risorse, ma questo non è detto che sia semplicemente uno stage fine a se stesso, piuttosto un utile passo avanti nella vita formativa di una  persona.

  3. “I genitori la smettano di regalare auto ai figli laureati…”
    Mi trovo a concordare anche con questa affermazione.
    Il fatto che i genitori possano mantenere i figli dando loro ogni agio durante gli studi universitari, non dà diritto ai giovani di sottrarsi a quelle che dovrebbero essere le loro responsabilità, perdendo talvolta quello che e’ il reale valore dei soldi e la reale percezione dell’impegno necessario a guadagnarlo. Non conosco nessuno dei miei coetanei (trentenni) che non si sia adoperato per dare una mano ai genitori e guadagnare qualcosa durante gli anni di studio, rinunciando spesso a vacanze, cene e divertimenti. Mi ritrovo invece a contatto con una generazione di ventenni o poco più, che non sa nemmeno di cosa io stia parlando. Rinuncia???Sono pieni di scuse, “le lezioni sono dure, studiare costa fatica”. Mi chiedo cosa faranno quando entreranno in un’azienda e avranno la pressione di obiettivi aziendali, come si comporteranno? E quando poi al lavoro si unirà l’altro grande obiettivo della costruzione di una famiglia?

    Così come il ministro Meloni, dico che non bisogna assolutamente generalizzare, bisogna altresì porre maggiore attenzione ad una dilagante “tendenza sociale”. Come possono le aziende, nonostante gli alti tassi di disoccupazione,avere difficoltà a reperire candidati neolaureati? Sono le aziende a chiedere troppo o sono piuttosto i neolaureati che pretendono da subito quello che invece si potrà aspirare ad avere solo con tanto lavoro ,tanta umiltà e tanta tanta “gavetta”?

14 pensieri su “Testimonianza di un Manager in cerca di personale

  1. Non sono d’accrodo, classica posizione di manager che tira l’acqua al proprio mulino, e cerca stagisti da schiavizzare, stupendosi se una persona può trovare inaccettabile passare da uno stage all’altro a 30 anni senza un briciolo di prospettiva. … e poi la citazione dell’articolo tratto da Sacconi…Meloni e soprattuto Gelmini che ha sostenuto l’esame di stato a Reggio Calabria!!! Da Brescia è andata a Reggio Calabria per fare l’esame di stato. Motivazione? “Dovevo lavorare subito!!” fonte Corriere della Sera 4 Settembre 2008….W l’ipocrisia!

  2. Non sono d’accordo con te Dario… non credo si stia parlando di 30enni ma di ragazzi di 23/24 anni (o almeno così leggo e cito : 1. Non conosco nessuno dei miei coetanei (trentenni) che non si sia adoperato per dare una mano ai genitori e guadagnare qualcosa durante gli anni di studio, rinunciando spesso a vacanze, cene e divertimenti – 2. Un colloquio fa comunque crescere quando si hanno 23/24 anni ).

    Nella mia azienda (ti assicuro veramente seria, siamo tutti assunti) ho vissuto una situazione simile! Ragazze/i con zero esperienza che chiedevano un contratto a tempi indeterminato a fronte di un’esperienza di animazione estiva.

    Credo il punto di vista del manager in questione sia, sotto alcuni aspetti esagerato, ma anche giusto dato che si riferisce a 23/24 enni neolaureati senza esperienza. Per quanto riguarda la Gelmini & CO. non credo che il tema in questione sia politico ma come si legge alla fine SOCIALE.

  3. Sono d’accordo “perfettamenet” con la manager che, peraltro, svolge il mio stesso lavoro.
    E’ disarmante … Ti trovi di fronte persone che desiderano fortemente trovare un lavoro ma la cui motivazione non è il lavoro stesso, visto nell’ottica dello sviluppo di competenze e conoscenze con l’obiettivo “sincero” di mettersi alla prova, bensì (forse non proprio consciamente) il mantenimento di uno status economico-sociale (identificato in quello della famiglia di origine) a cui non saprebbero rinunciare.
    E qui, devo dire, scuole e famiglie (vale anche per me) non hanno fatto un buon lavoro negli ultimi 20 anni. Risultato:
    Troppi giovani con voti mediocri e “regalati” che oggi non hanno capacità progettuale e nessuna visione prospettica sul lavoro.
    E quelli che valgono sono “miseramente” confusi con la generalità….
    Guadagnarsi un 30 in un esame universitario costa fatica anche oggi, ma molto meno costa guadagnare un 28 …. e non è tanto diverso !
    Come valutare questo? Solo quando hai la persona in carico VEDI la differenza…
    E dove mettiamo il senso del sacrificio (ci sono giovani disposti ad ammazzarsi di fatica su un attrezzo da palestra ma piuttosto di lavorare mezz’ora in più, quando serve e pagata come da contratto, o aiutare un collega con un carico di lavoro pesante, indosserebbero un cilicio !! E adducono la scusa del “principio di equità” – sono a termine, non ho la qualifica, ecc).
    Siamo distanti.
    Le aziende cercano persone serie e volonterose, che comprendano e siano disponibili alla flessibilità (oggi tanto necessaria al riequilibrio della nostra economia).
    Sono convinta che possiamo migliorare tutti. Ma dobbiamo VOLERLO VERAMENTE.
    Altrimenti continuiamo a fare solo chiacchiere…. e pura retorica.

  4. E’ vero. Molti giovani sono “lagnusi” non vogliono lavorare, vogliono fare la bella vita e dietro ad una facciata da “studente e intellettuale” nascondono incertezza e paura. Purtroppo la situazione della nostra economia non agevola e non stimola la progettualità. Diciamocelo: in Italia non si investe sui giovani e non si dà loro fiducia. I ns politici dicono “puntiamo sui giovani, bla, bla, bla” e poi i tassi di disoccupazione giovanile sono alle stelle, i mammoni che continuano a vivere in casa o se vivono fuori per studio (e sono comunque sovvenzionati dalla famiglia”) sono in aumento, e nel frattempo spuntano come i funghi centri di formazione che molti giovani frequentano con l’illusione di triovare il lavoro. Scusate ma 5 anni di scuole superiori e 5 anni di università (per chi decide di frequentala) non dovrebbero bastare per formarsi ed entrare nel mondo del lavoro? Perché l’università italiana non fornisce gli “attrezzi del lavoro” e continua invece a reiterare le solite lezioni teoriche che spiazzano i giovani?? La responsabilità è di entrambe le parti. E cmq consiglio ai più giovani di accettare qualsiasi lavoro iniaziuale perchè è un modo per testsre le proprie capacità non professionli, perchè quelle si acquisiscono con l’esperienza, ma di adattamento e di capacità relazionali.

  5. Io penso che spesso i giovani non provino nemmeno a cercare lavoro perché farsi mantenere, vivendo i casa, sia molto più comodo. Nessuno stress, tenore di vita elevato in quanto le famiglie italiane non fanno mancare nulla ai propri figli, invece di responsabilizzarli li viziano fino a 30 anni ed oltre. Non diamo sempre colpa allo stato e alle istituzioni, in Italia sono le famiglie che dovrebbero far crescere ed educare i figli secondo valori che ormai sono andati persi…

  6. Certo, ma le famiglie cosa dovrebbero fare? Mandare i figli fuori casa senza uno stipendio con cui mantenersi? Le statistiche parlano chiaro, in Italia il tasso di disoccupazione è al 25%, penso al mio caso, ho fatto 2 stage e ora nei colloqui, dopo 3 o 4 appuntamenti le aziende non si fanno sentire. Credo che bisognerebbe conoscere bene le situazioni prima di dare giudizi affrettati.

  7. Penso che non sia chiara la portata della crisi economica che ha portato alla necessità di iperspecializzazione a cui i giovani appena usciti dall’università non possono rispondere.
    la colpa non è solo dei giovani evidentemente ma del sistema stesso (non quello politico bensì quello reale quale quello economico)
    un giovane laureato , alle prime armi , è improduttivo e soprattutto non è stimolato a sufficienza -dalla famiglia e dal contesto di riferimento – essendo passato il concetto del posto fisso come la panacea di tutti i problemi.
    all’estero non è così e tral’altro quei pochi ragazzi italiani che in controtendenza accettano di mettersi in discussione andando a lavorare fuori confine quasi sempre sono eccellenti rispetto alle medie locali.
    in altre parole molte colpe sono dell’università ma le maggiori sono imputabili a chi non ha trasmesso i giusti valori che erano propri dei tempi in cui l’apprendista pagava lui per andare a” mestiere”
    i neolaureati dovrebbero prendere coscienza di non saper nulla del lavoro e delle sue dinamiche e di conseguenza ringraziare a mani giunte chi permette loro di avere la vera qualificazione , quella on the job
    ciò comporta sacrifici e la capacità di sapersi mettere in gioco …e questo l’università non lo insegna ma tantomeno la stragrande maggioranza delle famiglie

  8. Mettersi alla prova o in gioco non e’ la nostra vera sfida, la mia battaglia e’ contro lo sfruttamento della foza lavoro gratis, tanto in Italia le cose basta che vengano fatte, anche se male. Sono laureata, con master all’estero etc etc 3 anni di esperienza lavorativa pagata, mi sono pagata gli studi e vivo da sola da quando ho 18 anni…vengo scartata perche’ non sono una stagista che e’ gratis e dati i quasi 30 anni non sono piu’ la figura flessibile che lavora a progetto per un calcio nel sedere in caso di maternita’….che le manager donna si vergognino di quello che dicono

  9. Non sono assolutamente d’accordo con quanto affermato dal Manager per diversi motivi: il primo è che lui parla così perchè proviene dal mondo delle vendite, e vuole cercare ragazzi che siano disposti a lavorare praticamente gratis, anzi no: con un piccolo rimborso spese mensile (come lo chiamano i “Manager” come lui) che non va quasi mai a coprire nemmeno le spese, e successivamente che siano disposti ad aprire partita Iva e ad iniziare la libera professione, senza avere un minimo mensile che permetta non solo di coprire i costi sostenuti (benzina, cellulare tanto per dirne un paio..) ma nemmeno di pagare le tasse dovute all’apertura della partita Iva. E’ facile dire che non si trovano ragazzi quando gli si dice: vieni qui, ti dò un piccolo rimborso spese per qualche mese e poi se fai contratti guadagni altrimenti son cavoli tuoi. Ma non preoccuparti perchè qui si fanno soldi a palate, vedrai che sarai bravissimo (questo è quanto dicono i “Manager” per attirare i giovani). Invece di lamentarsi, provi ad offrire qualcosa di decente, e con questo non intendo un contratto a tempo indeterminato: potrebbe essere anche un contratto a progetto o a tempo determinato o di lavoro occasionale, ma comunque da dipendente: provi ad offrire un fisso mensile che permetta di coprire le spese e guadagnare qualcosa anche senza far contratti..e le provvigioni che si vadano comunque ad aggiungere e non a sostituire al fisso mensile. Vedrà che se offrirà queste cose le persone le trova…certo se lei pretende di trovare giovani che si vogliono far sfruttare, magari qualcuno poco sveglio lo troverà..ma non saranno certo la maggioranza.

  10. Non conoscendo gli estremi della proposta del nostro manger è difficile dire se ci troviamo di fronte a situazioni tipo quella descritta da Davis (più frequenti di quanto non si creda) o davanti una proposta concreta che preveda un piano di formazione e poi un inserimento a condizioni accettabili (non necessariamente come dipendente).

    Mi occupo da molti anni di ricerca e selezione di figure commerciali: capita di ricevere richieste di personaggi da calare in situazioni improponibili (ovviamente rifiutiamo il mandato). Naturalmente il lamento è simile, aimè, a quello del nostro imprenditore. Per contro va detto che difficoltà a reclutare giovani da avviare alla professione di venditore derivano anche da prevenzione verso questo tipo di attività, dovuta anche all’ esistenza di situazioni precarie.

    Dando per scontato la conguità della proposta il recruiting potrebbe essere facilitato da una politica di branding da parte dell’azienda e da una accurata presentazione della posizione tendente a differenziarla da altre in cui i termini “mettersi in gioco”, “spirito imprenditoriale” et similia intendolo lo svolgimento di un’attività a totale rischi e pericolo del candidato.

  11. Mi aggancio all’ultima affermazione di “vittorio anfossi” :
    Capisco perfettamente che ciò che intende e posso anche condividere la metodologia.
    Fatto sta che penso possa fungere solo da corollario ad altre attività:
    La politica di recruiting verso profili di venditori giovani non può essere basata su strategie di marketing (dando valore alla proposta, attuando azioni di branding, ecc).
    Se si parla di posizioni junior, la ricerca del venditore o sales account (etichetta attualmente molto in voga per raggirare lo stereotipo del venditore/agente)
    non può non avere come focus principale il percorso di studi e l’attitudine del candidato.
    Lo stereotipo a livello sociale si è consolidato per via di un circolo vizioso: le aziende non curano spesso la fase di recruiting e “lanciano” profili totalmente privi delle competenze tecniche e/o trasversali per ricoprire il ruolo (perchè magari costano meno…)
    La motivazione della risorsa a questo punto diminuisce a causa degli inevitabili insuccessi (ma non per colpa sua, le premesse non c’erano alla base!!!).
    Per quanto riguarda invece l’articolo principale: le affermazioni dei politici citati e le argomentazioni a seguito sono alquanto qualunquiste. I giovani vanno condotti con autorevolezza perchè se hanno delle pretese nei confronti della loro vita lavorativa è anche dovuto al tipo di messaggio che ci viene passato quotidiniamente: chiunque può salire la scala sociale, anche il più incapace e inetto, la posizione economica e sociale definisce il valore della persona.
    Ma non esageriamo: sappiamo tutti che ci sono ad esempio le aziende di lusso o cmq grandi nomi, che rinnovano stage su stage senza mai assumere alla fine del percorso la risorsa. Proprio grazie al brand, reclutano infinitamente stagisti su stagisti con una dinamica da mercato alimentare.
    Inoltre, non facciamola drammatica, quel 23enne che punta i piedi e fa lo sbruffone, alla terza porta sbattuta in faccia si ridimensiona…oppure, al contrario riceve un bel bonus dal genitore per la delusione subita.
    Ma parliamoci chiaro, quelli sono contesti dove il sacrificio non sarà mai preso in considerazione, e , in un modo o nell’altro poi ce lo troveremo comunque in qualche posto aziendale e non.
    W l’Italia c’è da dire.

  12. I genitori devono semplicemente smetterla di mantenere i figli, servirli e riverirli oltre i 18 anni. Solo così la situazione potrà cambiare.

  13. Mio figlio e’ musicista, compositore e perfettamente titolato per essere disoccupato. Ha fatto il venditore di telefonini e di assicurazioni, ha fatto l’animatore nei villaggi turistici ed il baby sitter, adesso quasi a trent’anni finalmente fa il musicista ed e’ felice ! Credetemi: l’ho sempre viziato e coperto di regali, ho sempre cercato disperatamente di tenermelo in casa e di mantenerlo, ho esercitato malissimo il mio ruolo di madre eppure mio figlio ha sempre lottato per avere quello che ha adesso con umilta’ e pazienza.
    Non sono tutti uguali questi giovani: non generalizzziamo, e’ u n grosso errore e, credo proprio che un buon manager-risorse umane si differenzi per le capacita’ di trovare le peculiarita’ in ogni nuovo assunto e non per giudicare una massa uniforme quando uniforme non e’ …!

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