Unioncamere e Bankitalia: arrivano le statistiche sul mercato del lavoro 2012

crisi-mercato-del-lavoroLe statistiche sul mercato del lavoro rese note da Unioncamere fotografano una situazione decisamente condizionata dalla crisi. La studio, realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro, mette in luce una forte precarizzazione del lavoro mercato del lavoro.

 

Banca d’Italia, invece, conferma quello che gli italiani sostengono da qualche anno ovvero che i livelli salariali praticamente gli stessi dal 2000.

 

Contratti instabili. Secondo Unioncamere solo 2 contratti su 10 saranno a tempo indeterminato per il periodo luglio-settembre. Nel trimestre passato la percentuale di contratti a tempo indeterminato era pari al 30%. Anche se questo trend di breve periodo sembra peggiorare c’è da considerare che durante il periodo estivo l’incidenza di contratti a termine può essere significativa in quanto molti contratti di lavoro stagionali sono di per se contratti a termine.

 

Guardando alla composizione per età del mercato del lavoro si evidenzia come la quota di giovani sotto i 29 anni è del 32.7% delle assunzioni totali. Nel comparto dell’industria la quota cala fino al 29.8% e le previsioni dicono che il trend sarà negativo e gli assunti “under 30” saranno a breve il 26,8% degli lavoratori totali.

 

Segnali positivi riguardano la previsione di un aumento delle assunzioni per alcune figure professionali come quelle di operai metalmeccanici, personale di segreteria e commessi della GDO. Il rovescio della medaglia è la diminuzione delle assunzioni nei servizi di sicurezza, logistica, servizi di pulizia e tecnici amministrativi e finanziari.

 

Retribuzioni al palo. La Banca d’Italia rende, invece, noti i dati della relazione sulle retribuzioni riferite al decennio 2000-2010 sono aumentate di soli 29€ passando da 1.410 e 1.439 € (+2%). L’andamento non è stato lineare, infatti, fino al 2006 gli stipendi sono cresciuti salvo poi ridursi di 50€ dopo il 2006. Su base geografica gli stipendi sono aumentati del 2,5% al centro-nord (da 1.466 a 1.503 euro) e dello 0,7% nel Sud e nelle isole, soli 9€ in più a fine mese (da 1.267 a 1.276 €). Il freno sostanziale all’aumento degli stipendi è stato determinato dal periodo di congiuntura economica negativa sia dallo stop al rinnovo dei contratti statali iniziato nel 2009.

 

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