Coworking: un mondo del lavoro in continua evoluzione

Coworking a Chicago

Da mesi sentiamo ormai parlare di coworking e nonostante il significato sembri facilmente intuibile, sappiamo davvero di cosa si tratta?

 

Innanzi tutto, il coworking nasce Oltreoceano e più precisamente a San Francisco, dal genio di un libero professionista, Brad Neuberg, che voleva fondere insieme la struttura e la comunità tipici di un tradizionale ambiente da ufficio e la flessibilità e l’indipendenza di un lavoro autonomo. Neuberg creò così il primo progetto di coworking e l’Hat Factory, una vecchia fabbrica di cappelli adibita a spazio condiviso, ha dato il via a questo innovativo modo di lavorare che si è rapidamente diffuso in tutto il mondo.

 

Nello specifico l’attività di coworking descrive uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, da parte di professionisti che non collaborano su un medesimo progetto o all’interno di una stessa organizzazione, mantenendo dunque ciascuno la propria attività indipendente e slegata da quella degli altri “colleghi”.

 

Si tratta di una pratica che attrae tipicamente professionisti che lavorano a casa, i cosiddetti homeworkers, ma anche liberi professionisti, soprattutto se all’inizio della propria carriera e con esigue possibilità di investimenti iniziali o, ancora, persone che viaggiano frequentemente e finiscono per lavorare in relativo isolamento.

 

Alcuni spazi di coworking sono stati sviluppati da imprenditori di Internet nomadi, alla ricerca di un’alternativa al lavorare nei bar e nei caffè, o all’isolamento in un ufficio proprio o a casa. Il coworking prende infatti ispirazione da diversi realtà lavorative, come la pratica ormai diffusa di lavorare in un Internet Café, che permette di superare l’ostacolo dell’isolamento mantenendo la propria autonomia professionale. A differenza di quest’ultimo, però, il coworking si configura come un fenomeno unico ed innovativo, che implica la condivisione di valori comuni in uno spazio appositamente immaginato per quella specifica funzione.

 

Ma si sceglie il coworking anche per un’altra ragione: la ricerca di nuove sinergie. Infatti, in questo modo si ha la possibilità di accedere ad un luogo informale nel quale convivono differenti personalità, con profili professionali molto diversi tra loro, che permettono di entrare in contatto con competenze e asset complementari, i quali, a volte, possono generare nuove opportunità di business. È così che, ad esempio, un broker finanziario incontra un programmatore informatico alla macchinetta del caffè o in pausa pranzo, e da una semplice chiacchierata, nasce una collaborazione per un progetto rivoluzionario.

 

In questi ambienti, il professionista vede ampliare il proprio networking, che si concretizza in uno spazio fisico, dove viene riproposto in modo tangibile quello share knowledge tanto ricercato sui Social Networks. Anche la creatività, soprattutto per coloro che operano nei settori artistici e culturali, riceve una spinta significativa in un ambiente così flessibile, che attrae di volta in volta nuovi coworkers. Il ricambio rappresenta, di fatto, un altro fattore positivo, dal momento che il lavoratore, in base alle proprie esigenze, può decidere di affittare gli spazi e le attrezzature di cui necessita solo per periodi limitati di tempo, accrescendo notevolmente le possibilità di nuovi incontri e di sviluppare nuove idee.

 

Ma l’evoluzione è continua e nel 2006, a New York, si sviluppa la Jelly Session, conosciuta anche come coworking casuale. Amit Gupta e Luke Crawford, coinquilini e homeworkers, si resero conto che amavano lavorare da casa ma che questa abitudine li aveva impoveriti sia dal punto di vista creativo, sia da quello umano, facendo loro rimpiangere la condivisione e il cameratismo tipici degli uffici tradizionali. Così iniziarono ad invitare gli amici a lavorare a casa loro un giorno a settimana mettendo a disposizione sedie, divani e connessione Internet. L’unica cosa di cui si doveva disporre era un computer portatile e l’attitudine amichevole ad interagire. Ben presto si resero conto che lavorare a fianco di persone nuove e interessanti un paio di volte alla settimana li aiutava a sviluppare nuove idee e ad intraprendere collaborazioni interessanti.

 

Dal 2006 ad oggi, la crescita mondiale degli spazi dedicati al lavoro condiviso è cresciuta in maniera esponenziale, raddoppiando di anno in anno. Attualmente, gli spazi di coworking a livello globale sono oltre 2mila, dei quali più di 800 solo in Europa. E, anche se in Italia il fenomeno risale a un paio di anni fa solamente, anche nel Bel Paese è destinato a spopolare. La rete più diffusa è quella di Cowo, progetto privato partito da Milano che ha finora sviluppato una rete di 90 spazi di coworking in 54 città italiane.

 

Quello del coworking, più che una tendenza limitata nel tempo, si configura come un movimento globale, un movimento fatto di professionisti alla continua ricerca di stimoli creativi necessari ad affrontare un mondo in continua evoluzione. La vera sfida sarà scoprire in che modo il tempo e soprattutto gli individui trasformeranno questo nuovo concetto di lavoro.

4 pensieri su “Coworking: un mondo del lavoro in continua evoluzione

  1. L’idea mi piace moltissimo e ultimamente si sente spesso parlare di coworking… Peccato che in Italia ne sentiamo parlare solamente tramite Blog e giornali. Io personalmente non conosco nessuno che lo abbia sperimentato. Voi?

  2. Anch’io penso sia una buona idea, ora mi informo sia per usufruirne sia per creare qualche possibilità. Sto costruendomi un lavoro nuovo e credo che la chiave sia nel condividere le idee, gli spazi.
    Grazie dell’articolo e buon lavoro.

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