Perdere il lavoro? Solo una fase di passaggio

Perdere il lavoroFino agli anni Ottanta, il “posto fisso” era considerato la normalità, ma la crisi attuale ha provocato un grosso cambiamento nel mondo del lavoro e quindi anche sulla percezione che l’individuo ha rispetto al proprio futuro professionale. Ciò che fino a pochi anni fa era scontato, oggi non lo è più.

Ed è per questo che ci si trova un po’ impreparati e frastornati quando si affronta per la prima volta nella vita, la perdita del proprio lavoro.

 

 

Oltre al senso di disorientamento che si prova in queste situazioni, è importante sottolineare come la perdita del posto di lavoro possa addirittura provocare problemi di salute. Perdere il proprio impiego a causa di un licenziamento, della chiusura dell’azienda, o anche di un abbandono spontaneo genera infatti un maggior rischio d’incidenza di svariati disturbi tra i quali ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari o disturbi di natura psichica. A ciò si aggiunge il danno finanziario, da non sottovalutare e, non da ultimo, la privazione del proprio status sociale, essenziale al mantenimento di una buona salute mentale.

 

Ecco perché è importante prendere in mano la situazione fin da subito!

 

Innanzi tutto, anche se ti hanno licenziato e vorresti gridare in faccia al tuo capo e ai tuoi colleghi ciò che realmente pensi di loro, non farlo! Sappiamo che è molto più facile a dirsi che a farsi, ma non dimenticare che è sempre importante lasciare una porta aperta, piuttosto che uscire di scena sbattendola. Nello specifico, ad esempio, un nuovo datore di lavoro potrebbe chiedere le tue referenze all’azienda nella quale lavoravi precedentemente oppure non è da sottovalutare l’idea di chiedere referenze, meglio se su LinkedIn. Non dimenticare infine di mantenere vivi i contatti: fai gli auguri di Natale e se ti ricordi anche quelli di compleanno… Magari organizza un incontro con i vecchi colleghi per un aperitivo. Non si sa mai, qualcuno di loro potrebbe aver cambiato lavoro e aver bisogno di un collaboratore fidato come te!

 

Il secondo passo è forse quello più frustrante: dovrai raccontare a tutti, famigliari e amici compresi, la ragione per la quale non hai più il tuo caro e vecchio impiego. La cosa migliore sarà avere una risposta pronta, per lo più generica che non dia modo alle persone di compatirti. Una cosa del tipo: “la mia azienda ha deciso che avrebbe esternalizzato la mia figura professionale”. In questo modo focalizzerai l’attenzione sulla posizione dell’azienda: non è stata una scelta dipesa dal tuo operato, ma una decisione presa a livello più alto.

 

Infine, è bene tenere presente che una prolungata inattività potrebbe essere vista negativamente da un potenziale recruiter. Per questo motivo dovrai rimanere il più produttivo possibile, soprattutto se il periodo di lontananza dal lavoro sarà prolungato. Fai volontariato, frequenta qualche corso o Master oppure ottieni qualche certificazione d’interesse per renderti più appetibile sul mercato del lavoro. Apparirai, in questo modo, come una persona che non si lascia vincere dalla difficoltà, che ha voglia di crescere a livello professionale e soprattutto avrai modo di allargare il tuo network di conoscenze.

 

Perdere il lavoro è quasi un rito di passaggio: tutti prima o poi ci troviamo costretti a fronteggiare questa difficile situazione. Quello che può fare la differenza è accogliere il proprio status in modo positivo e propositivo, considerando questa pausa come una fase passeggera di una potenziale brillante carriera.

5 pensieri su “Perdere il lavoro? Solo una fase di passaggio

  1. Perdere il lavoro è sempre molto difficile: è successo anche a me un paio di anni fa ma fortunatamente sono riuscita a trovare un nuovo impiego. Sicuramente è utile rimanere attivi, facendo cose diverse: corsi di formazione, corsi di lingue e anche il volontariato è una buona idea. Io durante il mio periodo di inattività avevo deciso di frequentare un corso strutturato di computer e devo dire che mi è servito per il mio nuovo lavoro. Bisogna vedere il licenziamento come una pausa, un momento nel quale poter fare quelle cose che non abbiamo mai avuto tempo di fare… Un momento di crescita, anche se so che è difficile!
    In bocca al lupo a tutti coloro che si trovano in questa situazione.

  2. Si , tutto bello , nella teoria , tante belle parole , buoni propositi ma la realtà è diversa soprattutto negli ultimi anni , persone come me over 50 se perdono il lavoro non lo trovano piu il mercato del lavoro oramai esclude chi ha raggiunto questa età è inutile fare master o corsi professionali che tra l’altro hanno un costo notevole tanto non vengono presi in considerazione da nessuna azienda a nulla valgono i nostri anni di esperienza , siamo costretti ad iniziare una attività autonoma che spesso naufraga miseramente non avendo le competenze necessarie (vedi attività di ristorazione o negozi in genere) dando fondo ai nostri sudati risparmi. Si è pronti a ricominciare ad affrontare nuove sfide con entusiasmo ma poi i mesi passano e nessuno ha piu intenzione di assumerti : la risposta è sempre la stessa , molto esplicitamente … sei vecchio!!!

  3. ho perso il lavoro perche’ l’ azienda e’ in fallimento, non solo: non mi ha pagato gli ultimi 3 stipendi, niente TFR. cosi’ mi sono ritrovato a 54 anni a dover ricominciare da zero, e senza soldi. io sono un ingegnere industriale e mi sto adattando a fare delle consulenze che coprono a stento il fabbisogno familiare. NO! la perdita del lavoro NON é una fase di passaggio: E’ UNA VIOLENZA che viene perpetuata ai danni della persona, sia psicologicamente che fisicamente. e poi ricominciare da capo dopo quasi 30 anni di carriera industriale (ormai a livello manageriale), rimettersi sul mercato come addetto ai lavori è molto difficile, anche pechè il cambiamento non è voluto ma imposto. Trovare un altro lavoro adatto alle mie qualità e competenze è praticamente impossibile.

  4. Ciao Francesco, sono d’accordo con te: perdere il lavoro è una vera violenza, soprattutto per noi che abbiamo passato i 50. Anche io mi sono sentita dire decine e decine volte NO; nessuno ha mai specificato che si trattasse dell’età, ma la motivazione era chiara… Fortunatamente avevo mantenuto relazioni con i vecchi colleghi, anche di datori di lavoro precedenti e la cosa mi è stata molto utile, devo dire la verità.
    Alla fine, dopo un periodo davvero brutto, qualcuno mi ha detto di SI’! Certo, non è proprio quello che facevo prima, ma per il momento non voglio lamentarmi.

  5. Tutto vero,

    mantenersi attivi, studiare, fare qualche lavoretto e cercare sempre.

    Il problema principale che vedo in questi due ultimi anni è che nonostante le apparenti numerose offerte i lavori veri sono pochissimi.
    L’età penso che non sia il maggiore dei problemi perchè non vengono assunti neanche i giovani, vedi percentuale giovani disoccupati tra 15 e 24 anni (togliere gli studenti!).
    I giovani sarebbero i primi ad essere assunti e di fatto non lo sono neanche loro.

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